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L’invensione Della TV

L’invensione Della TV

Inventata nella prima metà del 20° secolo come evoluzione della radio, la televisione è il mezzo di comunicazione che ha avuto l’impatto più forte e rapido sulla vita quotidiana e sull’economia.

Nasce in Scozia nel 1926, anno in cui lo studioso John Logie Baird inventa un particolare sistema di scansione meccanica che permette la riproduzione dell’immagine.
Un passo decisivo verso la televisione moderna ed elettronica, fu l’invenzione del tubo a raggi catodici, sviluppato e perfezionato dal russo Vladimir Zworykin: era un apparecchio dotato di un obiettivo analogo a quello delle macchine fotografiche.

Nel giugno del 1936 iniziarono le prove tecniche di televisione elettronica negli Stati Uniti, e nel 1941 furono concesse le prime licenze commerciali.
In Europa, le prime trasmissioni elettroniche iniziarono in Germania nel 1935, e le Olimpiadi di Berlino dell’agosto del 1936 furono trasmesse per televisione.
In Italia le primissime prove tecniche di trasmissione risalgono al 1933, quando il ricevitore romano di Monte Mario comincia a diffondere il segnale esteso al piccolo raggio urbano.

Ma solo la sera del 3 gennaio 1954 le trasmissioni televisive iniziarono ufficialmente. All’epoca esisteva un solo canale televisivo, le trasmissioni erano limitate a poche ore della giornata e raggiungevano solo alcune regioni d’Italia.

Dagli anni cinquanta in Italia la diffusione della TV crebbe a ritmi stupefacenti. In quegli anni la televisione era un bene di lusso per pochi italiani, tanto che i bar o le case dei vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo, soprattutto in occasione delle trasmissioni dei primi telequiz italiani. Ne furono pionieri Mario Riva con “Il Musichiere”, e Mike Bongiorno con “Lascia o raddoppia?”.
Negli anni sessanta, con il progresso dell’economia, il televisore divenne accessorio di sempre maggior diffusione, raggiungendo anche classi sociali meno agiate; l’elevato tasso di analfabetismo suggerì la messa in onda di “Non è mai troppo tardi” (1959-1968): un programma di insegnamento elementare che aiutò quasi un milione e mezzo di adulti a conseguire la licenza elementare.

È il preludio a quella dinamicità che sarebbe entrata nel vivo tra gli anni Settanta e Ottanta: a livello istituzionale, con la riforma Rai del 14 aprile 1975 che sancisce la caduta del monopolio e la rapida ascesa della TV privata; Il tutto, dal 1977, trasmesso con immagini a colori.
Negli ultimi 15 anni, anche in Italia, agli schermi a tubo catodico si sono affiancati – per poi sostituirli – i LCD (Liquid crystal display «Schermo a Cristalli liquidi»), che funzionano con lo stesso principio dei display delle calcolatrici o degli orologi digitali.

Si può affermare da un punto di vista sociale che almeno nella fase iniziale la televisione italiana era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente educative in una situazione nazionale caratterizzata a quei tempi da una certa arretratezza nei costumi e da una disomogeneità culturale.
Non è solo una battuta umoristica dire quindi che, almeno a livello linguistico, “L’unità d’Italia non l’ha fatta Garibaldi, ma l’ha fatta Mike Bongiorno”.

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